Aree marine protette: la sfida delle banche del mare
Ad oggi meno del 10% del Mar Mediterraneo è protetto, e la superficie cumulativa dell’area a protezione integrale (no-go, no-take o no-fishing) rappresenta solo lo 0,04% del Mediterraneo, una cifra esigua schiacciata dalle minacce che incombono sul resto del Mediterraneo.
Le diverse minacce antropiche (traffico nautico, bycacth, collisioni, inquinamento, etc..) hanno provocato una drammatica diminuzione delle popolazioni marine e costiere, con più di 78 specie marine e 158 specie costiere attualmente a rischio di estinzione, mentre tutti gli habitat marini sono in stato di conservazione sfavorevole.
La Strategia Europea sulla Biodiversità 2030 impone agli stati membri di proteggere entro il 2030 il 30% dello spazio marittimo, di cui il 10% deve essere protetto in modo rigoroso, attraverso una rete di aree marine protette (AMP) e altre misure di protezione spaziale (OECM, Other Effective Area-Based Conservation Measures), coerente ed ecologicamente connessa.
Le Aree Marine Protette devono diventare delle vere e proprie banche del mare, proteggendo habitat essenziali, premettendo la rigenerazione degli stock ittici, aumentando la resilienza agli effetti dei cambiamenti climatici, garantendo uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Risulta importantissimo anche creare delle reti ecologicamente connesse di Aree Marine Protette garantendo così un aumento della biodiversità.
Tra le diverse tipologie di Aree Marine Protette, si vuole sottolineare l’importanza di 2 tipologie chiave:
Le ISRA (Important Shark and Ray Areas)
Aree designate dall'IUCN per proteggere squali e razze minacciate di estinzione. Implementare misure di protezione e gestione in queste aree è fondamentale per salvaguardare la diversità di specie di squali e razze. Nel Mediterraneo, le prime ISRA sono state designate nel 2023, di cui molte nei mari italiani a protezione di diverse specie (verdesca, mobula, squalo grigio, etc). Nel report del WWF: https://www.wwf.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/16-aree-per-salvare-squali-e-razze/ è possibile vedere le 16 ISRA presenti nel Mare Nostrum.
Le OECM (Other Effective Area-based Conservation Measure)
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rappresentano un'importante opportunità per far progredire la gestione integrata degli oceani in quanto richiedono una maggiore cooperazione tra diversi settori (ad esempio pesca, energia, navigazione, conservazione, ma anche tutti gli altri settori economici) per garantire che le minacce esistenti e future siano affrontate in modo efficace e per garantire il monitoraggio e la valutazione dell'efficacia delle misure di conservazione.
I 4 criteri chiave per la definizione di queste aree ai sensi della CBD sono:
• Non deve già essere stata riconosciuta o designata come Area Protetta;
• Deve avere un'autorità di governance legittima e deve essere gestita;
• Deve assicurare un risultato effettivo e duraturo di conservazione della biodiversità in situ;
• Deve sostenere le funzioni e i servizi ecosistemici associati, i valori culturali, spirituali, socioeconomici e altri valori pertinenti a livello locale.
La scadenza del 2030 si avvicina, se vogliamo salvaguardare la ricchezza di biodiversità del Mar Mediterraneo, garantirne la resilienza fronte alla pressante minaccia del cambiamento climatico, e assicurare che il Capitale Blu continui a fornirci i servizi ecosistemici necessari per la nostra stessa sussistenza economica e il nostro benessere, non possiamo perdere altro tempo.
Questa lettura è estratta dall'articolo "Aree Marine Protette, la sfida delle banche del mare”.
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